I modelli linguistici di grandi dimensioni forniscono meno informazioni rispetto alle ricerche tradizionali, mettendo a rischio la conoscenza collettiva
1 ottobre 2026 · 1 min di lettura
Un'indagine condotta da ricercatori dell'Università di Copenhagen ha evidenziato come i chatbot basati su intelligenza artificiale tendano a fornire risposte meno complete rispetto alle tradizionali ricerche effettuate tramite motori di ricerca. L'analisi ha coinvolto 27 modelli linguisticali di grandi dimensioni, testati su 155 argomenti distribuiti tra dodici Paesi, utilizzando 200 richieste autentiche per ciascun tema. Questo ha prodotto 1,7 milioni di risposte e oltre settanta milioni di affermazioni generate da parte dei bot sviluppati da Microsoft, OpenAI, Google e altre aziende.
I risultati mostrano che i chatbot presentano solo una parte limitata della conoscenza condivisa, con una notevole ridondanza delle informazioni e una scarsa capacità di aggiornamento rispetto alle ultime novità. A differenza dei motori di ricerca, che indirizzano gli utenti a tutte le pagine disponibili online, i modelli linguistici mostrano una tendenza a generare risposte uniformi o semplici, contribuendo potenzialmente a un fenomeno di degrado della conoscenza nel lungo periodo.
L'equipe di ricerca, guidata da Isabelle Augenstein, avverte che l'uso crescente di dati generati da AI per addestrare nuovi modelli potrebbe accentuare ulteriormente questa limitazione, riducendo la varietà e l'originalità delle informazioni disponibili. Pur non essendo ancora un fenomeno esteso, alcuni modelli linguisticali mostrano già segnali preoccupanti in questa direzione.